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Di Denis (del 01/04/2009 @ 18:25:38, in Internet, linkato 1039 volte)

"Gara tra i pesci d'aprile"      Google 0 - You tube 1

Sia Google che Youtube si sono dati da fare sfoggiando invidiabili armi creative:


il celebre motore di ricerca ha infatti annunciato una nuova tecnologia di intelligenza artificiale (vedi post CADIE) mentre youtube si è divertito a capovolgere, si avete letto bene,il layout delle pagine relative alla visualizzazione dei filmati proponendolo come un nuovo e innovativo layout.

Non solo...

You tube si premura di consigliarci alcuni trucchi per una migliore fruizione dei contenuti come quello di appendere il monitor del pc al contrario!!!




Fantastico... Sui pesci d'aprile secondo me ha vinto il team di youtube...
 
Di Denis (del 01/04/2009 @ 08:02:12, in Internet, linkato 2135 volte)

Google CADIE: Con un piccolo link nella Home page Google lancia con discrezione un sistema di I.A.

Cognitive Autoheuristic Distributed-Intelligence Entity, di più si può dire ben poco, se non che a 2 minuti dal suo avvio ufficiale questa “entità” si è già creata una home page personale: visibile al link: http://cadiesingularity.blogspot.com/ (manie di protagonismo internettiano in perfetto stile Google? chi lo sa..).

L’idea era nell’aria da anni e non solo in Google: l’autoapprendimento di una intelligenza artificiale basata sulla raccolta e messa in relazione delle informazioni.

Eccola qui. Google CADIE - intelligenza artificiale

Nemmeno Google, come dichiara nella presentazione, è consapevole di dove potrà arrivare questa tecnologia, certo è che il link di accesso alla notizia non risparmia propositi di lungimirante visione: “Ecco a voi CADIE: una rivoluzione per la vostra vita sul Web”.

Che a realizzarla sia Google, da anni così attivo nella raccolta, analisi e gestione delle informazioni non mi sorprende.

Mi lascia piacevolmente divertito invece che questo lancio “in sordina” avvenga proprio il 1° di aprile...

Pesce in vista? Sicuramente sì visto che in Google.com non compare nulla...  ; - )
 
Di Denis (del 11/03/2009 @ 19:16:59, in E-commerce, linkato 661 volte)

e-commerce e shopping tradizionale: storia di un acquisto difficile e non solo...



Diciamocelo subito, l’e-commerce non decolla in Italia perchè le aziende leader, quelle che hanno le catene di negozi sul territorio, non si sono ancora decise a entrare in campo seriamente.

Probabilmente non lo fanno per coerenza con il loro business model, che tutto sommato ancora funziona, ancora... Vuoi mettere il piacere di dedicare un sabato pomeriggio allo shopping?

Infatti...

Eccomi allora un sabato di gennaio a fare una rapida valutazione budget/esigenza e avviarmi con amici in un centro commerciale di una ridente cittadina emiliana intenzionato ad acquistare almeno 3 paia di scarpe e un paio cosucce inutili.

Preso dall’eccitazione di chi ha deciso di spendere e pronto a dilapidare una fortuna(si fa per dire...) entro in un negozio di articoli sportivi alla ricerca di un paio di Nike per il tennis.

Tutto sembrava filare liscio finche dopo 5 minuti buoni di attesa non ho notato che nel negozio affollato non c’erano commessi liberi pronti ad ascoltarmi.

Decido allora di scorrere gli scaffali in cerca di un modello che sia di mio gusto e ne trovo due diversi: “perfetto!” penso... “vediamo se c’è la taglia...”.

Mi avvio alla ricerca di un commesso e dopo averne rincorso uno dall’atteggiamento apparentemente sicuro e competente lo placco con stile rugbystico obbligandolo ad ascoltarmi... “Scusi, avete il 46 di quei 2 modelli di Nike laggiù?”

Prontamente con fare tutt’altro che cordiale il commesso esordisce scocciato in un perentorio: “quello che abbiamo è quello che vede”. (Perché, penso, il magazzino lo usate come sala biliardo...? ...ma gli risparmio il commento).

Constatato che non c’era la taglia sugli scaffali esco dal negozio recandomi in quello successivo del centro commerciale, in fin dei conti una catena internazionale del settore sarà abbastanza fornita da avere quanto mi occorre?

e invece no...

Esco un poco seccato dal centro commerciale e mi reco dall’altra parte della città presso un altro centro. Qui finalmente trovo le tennis che cercavo, anzi no, di marca Asics a dire il vero... ed esco fiducioso per cercare il 3° ed ultimo acquisto programmato...

Beh, lasciamo perdere, per farla breve ci ho rinunciato dopo aver visto una commessa cadere sotto una pila di scatole e un’altra perdersi per 15 minuti in magazzino cercando un prodotto che era già in vetrina ma che i fornitori non avevano ancora consegnato...

Bene, di questa esperienza posso dire di aver bevuto un ottimo aperitivo in un bar del centro commerciale... Mentre sorseggiavo un Muller Thurgau(...e mi fingevo anche offeso da un amico che rideva disinvolto della mia sventurata giornata di shopping) non potevo fare a meno di pensare che:

  1. avevo impiegato malissimo 4 ore della mia vita
  2. online, come poi ho verificato, avrei trovato tutto senza difficoltà

Mi sono chiesto allora perché non avessi comprato quanto mi serviva settimane prima dalla scrivania dell’ufficio invece di attendere quel momento, momento nel quale mi sarei poi goduto l’aperitivo indossando le scarpine comode che mi avrebbero recapitato senza difficoltà entro pochi giorni dall’ordine.

Perché?

  1. Perchè non mi ero ancora deciso a farmi una carta di credito ricaricabile? Questo perché non mi fido molto ad usare la carta tradizionale anche se è lo strumento di pagamento più usato per gli acquisti online... (bel controsenso per un consulente web marketing vero?)
  2. Perchè ho sempre il timore che sbaglino qualcosa e debba impazzire per ricevere la merce?
  3. Oppure perchè semplicemente, nonostante abbia fatto già diversi acquisti online, non sono ancora abituato a farlo?

Esatto, forse è proprio l’abitudine il mio vero problema...
Chissà quante altre persone non comprano online perché non sono abituate a farlo, se io che per lavoro conosco tutti gli aspetti del commercio elettronico non ci affondo le mani come possiamo pensare che il commercio elettronico diventi famigliare e decolli davvero?

La chiave di tutto probabilmente è la più scontata: renderlo più semplice e farlo conoscere?

In effetti, anche se gli aspetti comunicativi e di fiducia sono davvero molto importanti in un sito di e-commerce, probabilmente tanti non comprano direttamente online perché, come a volte succede in un qualunque negozio, non è così semplice farlo e se siamo obbligati a sopportare un “calvario” come il mio per comprare in un centro commerciale, non siamo sicuramente pronti e abituati a farlo in rete.
 
Di Denis (del 31/01/2009 @ 17:01:42, in Internet, linkato 452 volte)

Un bug del famoso motore di ricerca Google segnala per 15 minuti tutti i siti come sospetti...


Anche i migliori sbagliano... sorridiamo nel vedere che qualche volta anche Google cade in fallo...

E' successo oggi che, a qualunque risultato, il "fantamotore" segnalasse tutti i siti risultanti dalle ricerche come potenzialmente dannosi...
Ovviamente il problema è sotto indagine e attualmente Google funziona correttamente.

Bello sapere che anche lui può sbagliare. : - )

Vedi Articolo su Repubblica.
 
Di Denis (del 29/01/2009 @ 14:42:16, in Facebook, linkato 605 volte)

I navigatori protestano e Facebook  risponde chiudendo il gruppo che a poche ore dalla strage, aveva raccolto diversi fan.

Non mi interessa in realtà riportare la notizia in sé, bensì fare una digressione un poco più ampia su internet e su quello che rappresenta oggi.

Taluni si lasciano prendere dall’euforia libertina di Internet, altri dal clima di diffidenza e sospetto di quello che viene considerato terreno fertile per ideologismi, terrorismo, truffe e delinquenza.

In realtà, se riusciamo con serenità ad entrare e uscire da questo universo parallelo, ci accorgiamo che Internet, tutto sommato, si gestisce da sola.

Facendolo anche abbastanza bene sembrerebbe… Si perché anche in questo caso il buon senso delle persone “normali” viene fuori e alla pubblica indignazione risponde un provvedimento efficace e tanto risoluto quanto nessun governo probabilmente sarebbe in grado di fare.

Questo è un esempio molto specifico e si potrebbero forse trovare sul web altre decine di casi positivi e negativi per farne materia di discussione; è lampante tuttavia come il tessuto sociale esterno alla rete si stia replicando piano piano anche dentro internet, con le sue dinamiche e con le sue bizzarrie.

Chissà… e se fino ad oggi internet fosse cresciuta tanto per il gusto del nuovo, del diverso e del bizzarro legato alla minoranza che rappresentava e agli estremi comportamentali che inglobava?

Ma allora domani? Non è che ci stancheremo di Internet appena sarà omogenea a tutto quello che c’è fuori? Speriamo di no…
 

Con Social Network Magazine (SN Magazine) le reti sociali approdano sulla carta…

E’ bello vedere come i media tradizionali stiano prendendo a braccetto il web e il fenomeno dei social network, bello soprattutto perché lascia ancora una volta il dubbio su chi ne avesse più bisogno (vedi articolo su Myspace e TV).

Ora tocca alla carta stampata attingere dal web per avere contenuti di interesse per il largo pubblico, finendo per creare sinergie proprio la dove un tempo potevano esserci solo contrasti e diffidenza.

Che l’evoluzione più grande di internet fosse uscire dagli schermi dei pc non avevo dubbi, che finisse anche sulla carta stampata mi lascia piacevolmente sorpreso.

…e resto inesorabilmente affascinato da quanto internet sia oggi davvero una “cosa viva” che cresce da sola.

Fonte: http://www.affaritaliani.it/mediatech/editoria-social-network210109.html
 
Di Denis (del 21/01/2009 @ 09:43:27, in Web Marketing, linkato 588 volte)

MySpace Widget per la TV, con Intel, Yahoo e Toshiba il social network in TV

Da almeno un paio d'anni un dubbio si è fatto piano piano certezza nei miei ragionementi sulla rete e sul marketing: quello che il grande salto di internet nella vita delle persone e nella loro quotidianità sarebbe arrivato, come un'onda di piena inesorabile, quando internet fosse finalmente uscita dallo schermo di un computer.

Già da tempo la navigazione e le e-mail arrivano sul nostro cellulare, da un poco meno possiamo seguire i nostri contatti con messenger e con facebook mobile. Tutto fantastico, vero, a parte qualche compromesso di praticità e velocità che ci limita ancora…

Oggi però c’è una novità…      Internet, nella sua più moderna rappresentanza, quella dei social network, esce e approda in TV.

Ma come? La vecchia signora della comunicazione e dell’informazione, attuale nei numeri ma superata nella tecnologia, ha preso per la mano la nipotina “ipertecnologizzata” e un poco frivola decidendo di accompagnarla nel suo passeggiare…?

La rete ha bisogno della TV per crescere o la TV ha bisogno della rete per non affondare?

Qui mi viene da sorridere… Si perché se da un lato il vantaggio per internet e My Space in particolare questa volta non si discute, dall’altro credo che questa vittoria della rete sia in realtà più una sconfitta per la TV.

Mi spiego con una domanda: quanto questa conquista di MySpace è stata sudata e strappata con i denti e quanto la TV, con orecchio da mercante, è scesa ad un compromesso storico per salvarsi da un tragico destino?

Credo che l’uscita di internet dai pc coincida con il lento declino del potere televisivo sull’informazione e sul mercato dell’advertising, chi abbia fatto il primo passo non si saprà mai, certo che i tempi erano maturi: My Space ha bisogno di contrastare la crescita virale di Facebook, il sistema televisivo di frenare la lenta erosione di spazio, tempo e denaro che la rete gli sta causando.

A livello di comunicazione penso ci guadagnino soprattutto gli utenti, con opportunità di maggiore centralità come “punto di ascolto e fruizione” dell’informazione e dei contenuti; di fatto questo accordo apre nuove prospettive, vedremo…
 
Di Denis (del 21/01/2009 @ 07:57:14, in Directory e Aggregatori, linkato 645 volte)
Sono sempre più importanti nella promozione e diffusione dei post del proprio blog i servizi di aggregazione feed.
Volevo segnalare per un fatto di cortesia:

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Un saluto...
 
Di Denis (del 16/09/2008 @ 19:15:41, in Web Marketing, linkato 681 volte)
C'era una volta...
Oggi esco un poco dalle news accademiche sul web marketing per raccontare una esperienza che mi capita sempre più spesso quando mi muovo tra le PMI desiderose di uno “spazio” sul web:  l’ incontro con il temibile titolare tutto-fare…

Un navigatore curioso
Ormai il web si tocca con mano e se ne intuisce più facilmente il potenziale, non è un caso perciò se persone dotate di creatività e intelligenza, quali generalmente gli imprenditori sono, si immergano nelle dinamiche del web marketing spinti dalla curiosità e dalla accessibilità degli strumenti.

Che volle costruire una barca
A volte però il buon senso viene meno e l’euforia iniziale per un risultato anche minimo portano l’incauto neo-webmarketer a pensare di potersela cavare da solo, investendo spesso un tempo e risorse sproporzionato al risultato ottenuto.

E si bagnò fino ai capelli
Oggi però voglio sorridere di questo, perché è quella stessa curiosità che anni fa mi ha spinto verso l’informatica prima e verso il web marketing poi, tuttavia ad un certo punto bisognerebbe lasciare lo spazio all’esperienza.

Esempio: ci sta che mi metta a cambiare una lampadina a casa mia, se devo installare un citofono però chiamo l’elettricista..   non so se mi spiego?

Almeno ogni tanto si ride...
Ecco una immagine che lo sintetizza bene, non chiedetemi da dove viene perché non lo so, eventualmente segnalatemelo che sponsorizzo l’artista…

etichetta metafora sul web marketing profezzionale

Avete altri esempi di questa metafora?   Ciao!
 
Di Denis (del 03/03/2008 @ 23:35:19, in Web Marketing, linkato 812 volte)
Il sistema resiste e il terremoto forse è passato... Vi ricordate Internet? La nuova opportunità che alla fine degli anni novanta sembrava il trampolino di lancio per tutte le economie e tutte le imprese? Crollò miseramente dopo pochi anni sulla scia di uno scetticismo economico, storico e politico e sembrava dovesse restare “roba da tecnici”.

Ma non era così... Internet si è rialzata più bella che mai quando a forza di idee su idee il pubblico e il mercato l’hanno seguita. Ma cosa è successo? Semplicemente coloro che 10 anni fa sfioravano internet per paura di scottarsi sono i nuovi imprenditori e clienti del sistema economico mondiale e di internet ne comprendono bene le dinamiche. Sembra naturale e semplice detto così e in fin dei conti lo è.

Poi un giorno internet e i suoi pargoli, forse non paghi di questo affollamento della rete, forse vistisi privare del “giocattolo riservato a pochi” cosa partoriscono? Second Life.

Non è con spirito critico che descrivo così l’ultimo fenomeno della rete ma lasciatemi perlomeno l’ironia di dipingere come un immenso teatro dei burattini questo esperimento tecnico-sociale.

Un teatro dove non ci accontentiamo più di impersonare nelle parole allusive, scritte dal nostro nickname, ciò che non riusciamo o non vogliamo essere; ma ecco che, come per un incantesimo elettronico, la nostra vita (seconda vita J) prende sembianze colorite e si muove oltre l’umana possibilità, mentre noi stupiti e contenti tiriamo i suoi fili incanalando il nostro tempo e il nostro denaro tra le pieghe di cartone di questa scatola nella scatola.

Si perchè se all’alba di internet il claustrofobico grido di aiuto di taluni può oggi far sorridere, pensando magari ai limiti della nuova realtà virtuale, ...e del rischio di finirci dentro imprigionati come l’alter-ego sano di un pazzo schizofrenico, forse ridiamo meno.

Più guardo il fenomeno second life e più mi convinco che il virtuale nel virtuale è davvero una sconfitta per l’uomo e la sua capacità di relazionare e di vivere.

Sembra quasi che:

  • dopo esserci chiusi in casa
  • dopo esserci rifugiati nelle mail e negli sms
  • dopo aver anteposto a noi il nostro nickname in messenger o in una community

... stringiamo ancora il recinto ed entriamo in un’altro mondo virtuale, ma ancora più virtuale del primo! Assurdo...

La chiamerei Agorafobia Virtuale. La piazza di internet è già troppo grande per alcuni di noi oppure più entri in fondo al tunnel più l’orizzonte si allarga? Chi ha ragione? Boh...

Mi rendo conto che dai miei commenti traspare un grande scetticismo verso second life ma la mia posizione è in realtà diversa.

Trovo second life un’ idea interessante nata da un’intuizione tecnologica-sociale, quella di unire gli avatar dei giochi di ruolo tradizionali al concetto di community e spostare il gioco dalla storia alla vita.

Qualcuno ci sta anche guadagnando:

articolo su "La Repubblica

o forse come nel multilevel (le catene di sant’antonio, il piramidale, ecc.) guadagnano solo i primi che arrivano, quelli che sono in cima: inventano il gioco, creano un mondo e poi lo vendono. Risultato? La folla si litiga gli avanzi...

In realtà c’è molto di più: moda, intrattenimenti, sesso, immobili. La Seconda Vita ha una sua economia, si perchè i “negozi” escono anche dal gioco e tornano nel virtuale:

http://www.babelefashion.it/

Quanto dovremo aspettare per vedere un Second Life store a Milano? Avremo il punto di congiunzione tra l’essere reale e l’essere virtuale.

Io la butto lì, se nessuno ci ha pensato copiate pure...

Da consulente web marketing aggiungo un piccolo appunto: come internet è esplosa quando ha prodotto sulle masse risultati tangibili e misurabili, così Second Life diventerà centrale nel marketing delle imprese quando se ne capiranno appieno le dinamiche economiche e i punti di connessione con la società e i media saranno più definiti e meno limitati di qualche servizio al telegiornale.

A patto che SL sopravviva alla sua gestazione innovando e assecondando il mercato.

La cosa più ironica di tutto questo articolo, pensandoci, è che sto aggiornando il mio BLOG mentre CHATTO con MESSENGER insieme a due amici, di cui per fortuna conosco anche il nome vero oltre che il NICKNAME.

Morale: se qualcuno è già caduto nel pozzo con il suo AVATAR in spalla ho l’impressione di essermi sporto non poco a guardare in quello stesso pozzo.

Cadrò dentro anch’io?

Un saluto.

 
Di Denis (del 22/12/2007 @ 16:12:43, in Web Marketing, linkato 859 volte)
Il social network, rete sociale...

Quello del social network è un concetto preso in prestito dall'antropologia e dalla sociologia, un concetto che sta ad indicare un gruppo di persone in relazione tra loro a diversi livelli di legame sociale: rapporti di lavoro, amicizia, famiglia, casualità.

Social Network e internet...

Dal punto di vista internet si parla di social network dall'avvento delle cosiddette “community”: siti che aggregano servizi di quello che nel 2006 è stato definito “web 2.0” cioè blog, chat, recensioni, conoscenza condivisa (wiki), forum, ecc... ; ma è dal punto di vista marketing che il web 2.0 e il social network si fanno davvero interessanti.

Se qualche anno fa internet era solo una “vetrina” dove l'utente poteva documentarsi sulle aziende, la loro immagine e i loro prodotti, oggi il web straripa di recensioni dirette degli utenti nei blog, forum, siti di advertising e commercio come ciao.it ecc, recensioni che non solo l'utente può consultare ma addirittura integrare con le proprie esperienze.

Chiunque con esperienza commerciale conosce bene l'importanza del capitale relazionale e del “passa parola”, bene... eccovi il passa parola elettronico.

Troppo semplice? Forse, ma con i suoi pregi e i suoi rischi per una azienda il social network è proprio questo e le aziende rispondono: da una ricerca di e-marketer emerge un volume importante e crescente degli investimenti nell'advertising legato alle reti sociali on-line ma soprattutto una previsione di cifre davvero alte.


Stima di emarketer su investimenti nel social network

Dove intervenire...

Quali possibilità ci sono per una azienda di inserirsi con i suoi prodotti e servizi all'interno del social network?

Vediamone alcune:


Banner e link
Sono sicuramente la strada più semplice per promuoversi all'interno dei siti legati al social networking ma non la ritengo la più importante.

Qualità virale”
Se è vero che la forza del social network è data dalle recensioni che costruiscono l'opinione del prodotto nel percorso che l'utente fa verso l'acquisto, l'obiettivo di una impresa che vuole promuoversi dovrà essere duplice:


  1. da un lato creare un messaggio “virale” e una popolarità del marchio che inducano gli utenti a parlare di loro.
  2. dall'altro lato investire in qualità dei prodotti, customer care e comunicare questo atteggiamento al pubblico in modo da alimentare in positivo l'opinione della rete sulla azienda e sul prodotto.

Ecco perchè parlo di “qualità virale”.

Ma non è tutto... come dicevo infatti ci sono pregi e rischi in questo canale di advertising e se il pregio è lo stesso del “passa parola” unito alla velocità dello strumento internet il rischio è pressapoco lo stesso:

con eguale velocità la rete non perdona errori clamorosi, cadute di stile e soprattutto l'arroganza di chi vuole nascondere la propria vera faccia.

Pertanto la priorità deve essere sempre comunicare la qualità reale, trasmettere fiducia, ammettere anche gli errori in buona fede, ma sempre tenendo costantemente monitorata la rete, i suoi utenti, le sue opinioni per percepire il valore del brand e dei prodotti per il pubblico e agire in ottica brand-protection se qualcosa a livello comunicativo è mancato.

Questo a mio parere è l'investimento giusto.

Visione del social network

Riporto una precisazione su quanto ho espresso prima riguardo al social network in internet, che oggi è identificato soprattutto nei portali multicanale e aggregatori di blog come Myspace, Netlog, Supereva, Libero community, Virgilio ecc., riguardo a questo aspetto il Corriere della Sera pubblica alcuni risultati della classifica “flop” del 2007 di PCWORLD riportando questo:

SOCIAL NETWORK - Delusione anche per la scarsa fantasia degli amministratori dei milioni di social network presenti online: «Condividere e socializzare è bello, ma siamo sicuri che non ci sia nulla di nuovo da offrire?» si chiedono quelli di Pc World, scommettendo che da qua a un paio d'anni la moda sarà passata e la maggior parte di questi siti non esisterà più.”


In questa considerazione credo si sottovaluti un aspetto fondamentale: da quando le piattaforme dinamiche hanno reso possibile il web 2.0 con forum, blog, wiki, chat, community, filesharing ecc. internet è “IL” social network in internet.

E' il pubblico della rete che decide cosa funziona e cosa no, cosa è interessante e cosa trascurabile.

Tutti questi portali e aggregatori di piattaforme e informazioni rendono più facile la definizione dei canali di promozione appropriati dove “spingere” in ottica brand, recensioni ecc. ma dubito che il social network finirà con loro perchè loro ne sono semplicemente parte, quanto una frazione vicino ad una grande città fa parte del tessuto metropolitano principale di questa città.

E domani?

Forse domani sarà solo più difficile imbrigliare gli utenti in una comunità legata ad un portale web, che rende possibile l'advertising tradizionale con banner e web spot, lasciandoci davvero vincolati ai contenuti che ogni utenti preleverà solo con sistemi legati ai feed rss o simili.

Ma è presto per parlarne, adesso concentriamoci nella “qualità virale”.

 
Di Denis (del 20/12/2007 @ 18:58:38, in Web Marketing, linkato 1255 volte)

Qualche giorno fa, mentre mi recavo da un cliente, ho avuto occasione di ascoltare lo spot radiofonico di

www.istuff.it

... una catena di negozi specializzati nella vendita di iPod e accessori.

 

L'aspetto che mi ha colpito di questo spot è che, dopo il messaggio principale, informava gli ascoltatori che per informazioni potevano contattare “infoetaistaffpuntoit”.

Ho volutamente scritto l'indirizzo in “italianese” per dare l'idea dell'effetto che mi ha procurato ascoltare in macchina quell'indirizzo: interessato ad approfondire cosa fosse questa catena di negozi ho cercato di memorizzare l'indirizzo da persona che “mastica” abbastanza l'inglese e lavora nell'informatica...

Risultato? Non ho trovato il sito!

Vediamo perchè:

Conoscevo già il significato della parola “stuff” (ROBA), cosa che altri potevano ignorare e l'unico dubbio che mi rimaneva era la prima parte del nome dato che l' ”et” era chiaro per me essere la chiocciola.

Forse penalizzato dal rumore della macchina e da quello a cui stavo pensando il riferimento tra l' “ai” iniziale e la “i” di iPod non è stato automatico...

Ho provato histuff.it, poi astuff.it, poi ho dubitato di “stuff” e ho provato “staff” con la “a” e “staf” con una “f” sola. Infine ho rinunciato.

Altri avrebbero potuto tentare anche aistaf.it o cose del genere...

Oggi ho risentito lo spot e mi sono accorto di aver trascurato la “i” che in effetti era quella giusta. ; - )

Il succo del discorso è semplice: collegare la pubblicità tradizionale con il web, in tutte le sue forme e con i suoi tanti pregi in termini di misurabilità dell'investimento, passa comunque e sempre dal canale visivo e/o uditivo dell'utente con tutti i problemi di comprensione e chiarezza del messaggio ad esso direttamente legati.

Il dominio del sito internet è il “ponte” naturale che collega la pubblicità tradizionale alla sua estensione elettronica, se il ponte traballa si rischia di cadere...

Ritengo (o almeno spero) ci siano delle scelte logiche dietro la grafica e la struttura del sito istuff.it e anche dietro la scelta del dominio con i richiami a “stuff”/roba e “i” di iPod che fa molto fashion e hi-tech.

Detto questo non posso non pensare che la complessità di questo nome a dominio penalizzerà sempre l'interazione tra l'adv tradizionale e il sito web che, se strutturato bene, diventa il termometro naturale di ogni nostra scelta di marketing.

Forse questo “gap” comunicativo verrà meno solo se e quando il brand sarà talmente conosciuto da scavalcare il problema di comprensione diventando più importante dei termini che lo compongono e del loro significato(vedi “mediaworld”).

Credo comunque che questa linea faccia perdere occasioni e allarghi i tempi e i costi di crescita di un brand.


Sarei curioso di sapere se qualcun altro ha vissuto la stessa disavventura cercando un sito... : - )

 
Di Denis (del 20/10/2007 @ 11:33:20, in Leggi e norme sul web, linkato 953 volte)
Ne stanno parlando un po tutti nel web, al grido de "il governo vuole imbrigliare la rete".

La causa di questo terremoto mediatico sul web è il DDL sull'editoria redatto dal consiglio dei ministri in data 03 agosto 2007 e passato praticamente inosservato:

DDL EDITORIA clicca per scaricarlo

Questo disegno di legge, che non si sa se potrà arrivare ad essere una vera legge, ha fatto allarmare la rete per due motivi sostanziali che scaturiscono dalle pieghe letterali del testo proposto:

  • Chiunque, privato o azienda, pubblicasse a fini di lucro o meno informazioni e contenuti sul web (o su carta o in tutte le altre forme previste) sarebbe definibile come "editore" e come tale soggetto all'iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione (ROC).
  • Chiunque, in quanto editore, consentisse la pubblicazione di informazioni e commenti da parte di terzi sarebbe responsabile per i contenuti pubblicati.

Se da un lato l'iscrizione al ROC dovrebbe comportare solo l'imposta di bollo oltre ad una buona dose di sana burocrazia italiana, quello che più scuote l'opinione dei blogger nazionali è quel criterio di "responsabilità".

Appare infatti definitivamente chiaro che siamo responsabili di quello gli altri scrivono sul nostro sito/blog, in quanto siamo noi che gli consentiamo di farlo.

Questa particolare sfumatura del criterio di responsabilità aveva in passato lasciato aperti parecchi dubbi, soprattutto in alcuni casi dove le piattaforme blog erano state usate a scopo diffamatorio da utenti che postavano liberamente ciò che volevano.

Se questo in realtà cambierà poco o nulla la pratica di chi vuol fare un sito o blog, personale o professionale che sia, probabilmente cambierà molto il modo e i toni con cui si farà informazione su internet e soprattutto il modo e la qualità di partecipazione degli utenti ad essa.

Non posso e non voglio interpretare o giudicare così presto quanto questo possa essere positivo o negativo per internet, lo lascio semplicemente fare alla rete:

commento su i-dome.com

commento su punto-informatico.it

Un Saluto
Denis
 

All'avvio del pc le icone sono sparite e non compare nemmeno la barra di start?  Niente paura...


Da qualche mese gira in rete una nuova versione del Virus Link optimizer (come citato da alcuni blog..  http://www.suspectfile.com/blog/?postid=25) che sembra sia stato scritto anche piuttosto bene.

Il virus sfrutta infatti la possibilità di agganciare ad un eseguibile l'avvio di un altro file (solitamente un debugger) tramite la chiave "HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows NT\currentversion\image file execution options", questo vuol dire in pratica che all'avvio del primo file, (explorer in questo caso) si avvierà anche il secondo.

Ma perchè spariscono le icone e la barra di avvio?

Quando un antivirus rileva il file infetto lo rimuove e fin qui niente di strano, il problema si verifica dopo:
essendo questo file richiesto per l'avvio di explorer.exe quest'ultimo non partirà.

Ed ecco svelato l'incantesimo.

Questo problema accaduto a diversi utenti della rete presenta come punti in comune la presenza dell'antivirus AVAST e un sistema operativo non aggiornato nelle patch. Probabilmente un sistema non perfetto ha agevolato l'ingresso del virus e l'antivirus lo ha rimosso senza ripristinare i valori di registro corretti.

Ecco come risolvere:

Intanto apriamo il task manager con i tasti CTRL+ALT+CANC e sfruttiamo l'opzione "ESEGUI APPLICAZIONE" e "SFOGLIA" per navigare il file system. Sarebbe inutile cercare di avviare explorer da qui perchè mancando un file richiesto non partirebbe...

Verifichiamo che in C:\WINDOWS esista come dovrebbe explorer.exe, se presente proseguiamo, se non c'è probabilmente il problema non è risolvibile con questo post, nel caso avvisatemi tramite la pagina contatti.

Fatto questo torniamo ad "ESEGUI APPLICAZIONE" per richiamare l'editor del registro di sistema con il comando "regedit" e andiamo alla cartella "HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows NT\currentversion\image file execution options".
All'interno di questa dovreste trovare una chiave (ancora una cartella) denominata "Explorer.exe".

All'interno della chiave troveremo probabilmente una stringa denominata "Debugger" o qualcosa del genere il cui valore rimanda ad un file nel nostro hard disk.

Per prima cosa, sempre con i comandi "ESEGUI APPLICAZIONE" e "SFOGLIA" del task manager verifichiamo che quel file sia stato rimosso come previsto (quindi non dovreste trovarlo).

A questo punto torniamo nel registro e rimuoviamo la chiave "Explorer.exe" e tutto il suo contenuto. E' possibile che il sistema segnali un errore durante il tentativo di cancellazione, questo è dovuto al fatto che questa chiave ha i permessi bloccati.

Per sbloccare i permessi cliccare con il pulsante destro del mouse e selezionare "AUTORIZZAZIONE", spuntare l'opzione "consenti" in "controllo completo" per l'utente amministratore.

Così sarà possibile rimuovere la chiave incriminate e al successivo riavvio tutto tornerà normale.

Consigli:

Al primo riavvio regolare aggiornate l'antivirus e fate una scansione completa per scrupolo, successivamente fate una scansione anche con un buon antispyware aggiornato (consiglio Spybot S&D) e tenete sempre il sistema operativo aggiornato.

Quello indicato è il sistema più veloce per risolvere il problema, nel caso vi sentiste a disagio a gestire tutto dall'interfaccia del task manager potete associare una copia rinominata di explorer.exe (ad esempio explo1.exe) al valore di registro denominato "shell" della chiave "HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows NT\currentversion\Winlogon".

Sostituendo "Explorer.exe" con "Explo1.exe" da noi creato al successivo riavvio riappariranno le icone e la barra di start, in questo modo avremo campo libero per ripristinare il registro, fare scansioni, aggiornamenti e tutto quello che vogliamo.
Prima di riavviare ovviamente dovremo riassegnare al valore "Shell" il file Explorer.exe per essere sicuri che tutto in futuro funzioni correttamente.

Spero di esservi stato utile, se avete domande potete contattarmi cliccando qui, mandando una mail all'indirizzo info@baruffaldiservizi.it oppure commentando questo post.

Un saluto DB
 
Di Denis (del 19/06/2007 @ 11:13:24, in Leggi e norme sul web, linkato 1196 volte)

Da oltre un anno l'agenzia delle entrate ha chiarito che anche nei siti a scopo pubblicitario e non solo in quelli di commercio elettronico è necessario indicare il numero di partita Iva almeno in Home Page.

Ad oggi sono ancora moltissimi i siti aziendali che ne sono sprovvisti. Ma che senso ha rischiare?

Eppure è un lavoro di pochi minuti...

"citazione risoluzione dell'agenzia delle entrate"

Agenzia delle Entrate

DIREZIONE CENTRALE NORMATIVA E CONTENZIOSO

Risoluzione del 16/05/2006 n. 60

Oggetto:

Indicazione numero partita Iva nel sito web - articolo 35,comma 1, del D.P.R.

n. 633 del 1972 |

Testo:

Con la nota in riferimento codesta Federazione delle Associazioni

Italiane ... ha chiesto chiarimenti in merito alla corretta interpretazione

dell'articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre

1972, n. 633, con specifico riguardo al rapporto tra comma 1 e comma 2,

lettera e) della citata disposizione.

In particolare, si vuole sapere se il numero di partita Iva,

attribuito dagli uffici dell'Agenzia a quanti intraprendono l'esercizio di

impresa, arte o professione nel territorio dello Stato, debba o meno essere

indicato nella home-page del sito web anche nel caso in cui il sito venga

utilizzato per scopi meramente propagandistici e pubblicitari, senza il

compimento di attivita' di commercio elettronico.

A tale proposito si osserva che l'articolo 35, comma 1, del d.P.R. n.

633 citato - come modificato dall'articolo 2, comma 1, del decreto del

Presidente della Repubblica 5 ottobre 2001, n. 404 (in vigore dal 1

dicembre 2001) - dispone che "1. ... L'ufficio attribuisce al

contribuente un numero di partita I.V.A. che restera' invariato anche

nelle ipotesi di variazioni di domicilio fiscale fino al momento della

cessazione dell'attivita' e che deve essere indicato nelle dichiarazioni,

nella home-page dell'eventuale sito web e in ogni altro documento ove

richiesto ...

2. Dalla dichiarazione di inizio attivita' devono risultare:

e) per i soggetti che svolgono attivita' di commercio elettronico,

l'indirizzo del sito web ed i dati identificativi dell'internet

service provider; ..."

Da un'interpretazione sistematica delle disposizioni in commento

emerge che l'adempimento previsto all'articolo 35, comma 1, ha natura e

finalita' differenti rispetto a quello contenuto nel comma 2, lettera e),

limitato ai soli soggetti che effettuano attivita' di commercio elettronico.

L'obbligo di indicazione del numero di partita Iva nel sito web rileva

per tutti i soggetti passivi Iva, a prescindere dalle concrete modalita' di

esercizio dell'attivita'. Di conseguenza, quando un soggetto Iva dispone di

un sito web relativo all'attivita' esercitata, quand'anche utilizzato

solamente per scopi pubblicitari, lo stesso e' tenuto ad indicare il numero

di partita Iva, come chiaramente disposto dall'articolo 35, comma 1.

L'articolo 35, comma 2, lettera e), concerne, invece, il contenuto

della dichiarazione di inizio attivita', la cui presentazione e' un

adempimento che precede l'attribuzione della partita Iva ed e' finalizzato,

fra l'altro, all'acquisizione da parte dell'Amministrazione finanziaria

delle informazioni inerenti all'attivita' da esercitare.

D'altro canto, qualora l'indicazione del numero di partita Iva nel

sito web fosse necessaria solamente per quanti svolgono attivita' di

commercio elettronico, non vi sarebbe stata ragione di qualificare, al comma

1, il sito web come "eventuale", posto che, in caso di commercio

elettronico, l'esistenza di uno spazio web e' necessaria ai fini dello

svolgimento dell'attivita'.

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